Ri-creare l’umanità iniziando dal pre-concepimento

tratto da www.evoluzionefamiglia.it

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Periodo di preparazione pre-concepimento

Come ottenere e mantenere un sano equilibrio a livello fisico, mentale, emozionale e spirituale

La coppia che desidera concepire un figlio necessita, dal punto di vista dell’Ayurveda, di un adeguato periodo di preparazione di almeno sei mesi. L’equilibrio della coppia è fondamentale, perché viene trasmesso al nascituro. Entrambi i coniugi, prima del concepimento, dovrebbero sottoporsi a due fondamentali tipi di pratiche: purificazione e fortificazione.

Purificazione

La purificazione dura sei mesi: tre mesi preliminari e tre mesi insieme alla fase di fortificazione. Serve a eliminare tutte le abitudini dannose e gli alimenti che generano tossine.

In questa fase l’organismo elimina i residui tossinici accumulati in passato e si mantiene costantemente pulito seguendo le seguenti regole:

  • Smettere di fumare,  di assumere droghe o di concedersi eccessi di alcool
  • Ridurre caffé e cioccolata
  • Consumare cibi prevalentemente biologici senza additivi chimici
  • Sostituire lo zucchero bianco con lo zucchero di canna
  • Ridurre il consumo di grassi animali in particolare carne di maiale e latticini
  • Favorire frutta e verdura, tranne quelle acidificanti come i pomodori e i peperoni
  • Evitare di assumere farmaci chimici
  • Non fare tinture chimiche dei capelli
  • Tenere pulito l’intestino ogni giorno, se necessario con tisane leggere a base di erbe amare
  • Praticare con regolarità esercizio fisico, sauna e bagno turco
  • Fare yoga e meditazione focalizzandosi sulla nuova vita che verrà concepita, quando giungerà il momento

In questo modo la volontà spirituale dei coniugi attirerà un’anima positiva e spiritualmente evoluta dotata di un corpo sano e una mente equilibrata.

Fortificazione

Dopo i primi tre mesi di purificazione, continuando a mantenere lo stesso regime, entrambi i futuri genitori possono iniziare a rinforzare i tessuti con opportuni alimenti e rimedi.
Per cominciare, l’Ayurveda consiglia:
- un ottimo tonico naturale chiamato Chyawan Prash, una specie di marmellata tradizionale a base di Amla, un frutto ricco di vitamina C, con ghee, miele, spezie ed estratti di erbe.
Al mattino a colazione se ne può consumare un cucchiaino puro oppure spalmato sul pane.
…ricostituenti dei tessuti consigliati:
- consumare ogni giorno un po’ di ghee,  miele, asparagi e mandorle.
- Una volta alla settimana preparare un dolce a base di riso, latte, ghee e miele.
…altri consigli ayurvedici:
- l’uomo può assumere Aswagandha che è un tonico sessuale maschile
- la donna Shatavari con la stessa funzione al femminile.
Molto utile risulta il massaggio ayurvedico su tutto il corpo, con olio di sesamo maturato, almeno due volte alla settimana per la donna e una per l’uomo.

articolo tratto da solosalute.it

Ekadashi: la pratica del digiuno e del silenzio

Un giorno di digiuno ogni 2 settimane

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Secondo l’Astrologia Vedica, Ekadashi è l’undicesimo giorno del mese lunare.

In base a questa antica tradizione, Ekadashi è un giorno propizio per alcune pratiche come il digiuno e il silenzio.

Il numero undici rappresenta la somma dei cinque sensi, dei cinque organi di azione (mani, piedi, bocca, organi della riproduzione e organi di escrezione), più la mente. Poiché la mente controlla i sensi e gli organi di azione, essa è di fondamentale importanza per gli esercizi intrapresi nel giorno di Ekadashi.

Quando Ekadashi cade nella fase di luna crescente la mente si trova in Ajna Chakra (il terzo occhio), e durante la fase calante in Anahata Chakra (cuore).

Poiché questi Chakra sono la dimora naturale della mente, la mente ha più facilità a concentrarsi e raccogliersi in sé stessa perché si sente a casa propria.

Si può trarre vantaggio da questi giorni praticando il digiuno e altri esercizi come silenzio, pranayama, meditazione, recitazione di preghiere e lettura di testi sacri.

Il giorno di Ekadashi è consigliato il digiuno liquido a base di succhi di frutta e di verdura, tisane, acqua calda.

Se si fa un digiuno a base di succhi di frutta, è importante ricordare che, in base alla costituzione individuale (Prakriti) stabilita dall’Ayurveda, il succo d’uva è benefico per la costituzione Vata (aria), il succo di melograno per la costituzione Pitta (fuoco), il succo di mela per la costituzione Kapha (acqua). Per ogni giorno di digiuno bere circa uno o due litri di succo che può essere allungato con acqua. Alla sera fare una cena leggera e dal giorno dopo riprendere la dieta normale. Durante il digiuno l’apparato digerente riposa e nello stesso tempo viene stimolato Agni, il fuoco della digestione.

Poiché non c’è nessun cibo da digerire, Agni brucia lentamente le tossine accumulate negli intestini. Digiunare nel giorno di Ekadashi è un esercizio che purifica lo spirito, la mente e il corpo.

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La scienza della vita: lo Yoga e l’Ayurveda

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Ghee: il burro ayurvedico

A Cura di Giacomo Belotti

 

GHEE : IL BURRO AYURVEDICO

Il Ghee secondo la Medicina Ayurvedica


Il Ghee è tenuto in somma considerazione nell’Ayurveda. E’ utilizzato nei cibi e nella preparazione di numerose medicine.


Energetica – Dolce, fresco e dolce. Pacifica soprattutto Vata e secondariamente Pitta ed è un po’ meno indicato per Kapha. Significa che i tipi Vata ne possono consumare di più dei tipi Pitta e questi ultimi di più dei tipi Kapha.

Proprietà - Tonico, emolliente, ringiovanente e antiacido. E’ nutriente e indicato soprattutto negli stati di debilitazione,  consunzione e convalescenza. Facilità la digestione, l’assorbimento e l’assimilazione del cibo. Nutre il midollo, l’apparato riproduttore (ottimo nei problemi d’infertilità) e migliora la qualità di Ojas, l’essenza sottile dei tessuti dell’organismo, che governa l’intelligenza del corpo e della mente. Da Ojas non dipende solo il nostro benessere e la capacità di difenderci dalle aggressioni delle malattie fisiche, ma è ritenuto necessario per il pieno sviluppo delle nostre capacità mentali e spirituali.

Rafforza il cervello e il sistema nervoso ed è considerato un Rasayana (sostanza che allunga la vita) proprio perché agisce sul tessuto nervoso (Dhatu Majja) nutrendolo. Migliora l’intelligenza, la comprensione, la memoria, il potere della vista e anche la voce. Rafforza il fegato e i reni. E’ il miglior tipo di grasso per il corpo e in assoluto è il migliore per il fegato. Sana le ulcere gastrointestinali ed è indicato nelle coliti. Allevia la febbre cronica, i disordini del sangue ed è utile per la disintossicazione. Equilibra gli Agni o fuochi digestivi, da cui dipende la salute dei singoli tessuti e dell’intero organismo. Lubrifica il connettivo e rende il corpo più flessibile. 

Esternamente è nutriente per la pelle e facilita la guarigione delle ferite. E’ lenitivo per gli occhi: ottimo per la vista debole, per la fotofobia e tutte le infiammazioni (da mettere direttamente sull’occhio). Applicato un poco nel naso nutre il cervello.

Preparazioni medicinali – Tradizionalmente, il Ghee viene mescolato a sostanze medicinali per aumentarne l’assorbimento a livello intestinale. E’ considerato anupana, cioè un “veicolo”. Infatti, le erbe amalgamate con il grasso del Ghee attraversano più velocemente e facilmente la barriera cellulare che è composta da un doppio strato lipidico. Il Ghee ha la capacità di trasportare le proprietà medicamentose delle erbe e minerali in tutti e sette i tessuti. Numerose sono le preparazioni ayurvediche a base di Ghee.

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La visita medica secondo l’Ayurveda Maharishi

A Cura di Giacomo Belotti

 

LA VISITA MEDICA SECONDO L’AYURVEDA MAHARISHI

Articolo pubblicato su Viver Bene a cura di Giacomo Belotti

 “L’arteria che pulsa alla base del pollice indica la vita. Felicità e sofferenza, inclusi lo stato di equilibrio
e squilibrio della fisiologia possono essere conosciuti grazie al suo movimento.”


Così inizia uno dei testi classici dell’Ayurveda o scienza della vita. Non ci si deve quindi meravigliare se la visita medica inizia dall’ascolto del polso e non dalla descrizione di segni e sintomi della malattia da parte del paziente. In effetti è molto importante che il medico sia innocente quando pone le sue dita sull’arteria radiale del paziente così da non avere aspettative di sorta su ciò che andrà a sentire.

Cosa sente il medico nel polso del paziente?

 Lo stato di equilibrio o squilibrio di Vata, Pitta e Kapha, i principi metabolici fondamentali che governano la nostra fisiologia, o dosha, la sede del loro squilibrio e le indicazioni per riportarli in equilibrio.

Può precisare meglio?

Vata, Pitta e Kapha prima di generare un sintomo o una malattia devono uscire dalla loro sede, il colon per Vata, lo stomaco e il duodeno per Pitta e lo stomaco e il torace per Kapha. Questo avviene a causa del loro aumento dovuto alla violazione regolare e costante della legge naturale (mangiare senza appetito, trattenere i bisogni naturali, rimanere svegli la notte, etc.)E’ un po’ come versare acqua in un bicchiere. Finché il bicchiere non ne è pieno l’acqua non crea problemi, ma quando comincia a tracimare perché il bicchiere è stato riempito allora inizia a creare problemi là dove fluisce.

Ma come si fa a sentire che Vata, per esempio fluisce al di fuori della sua sede?

Noi sappiamo che Vata, così come Pitta e Kapha, ha delle qualità. E’ mobile, freddo, instabile, secco e leggero, le qualità che deriva dall’elemento di cui è costituito, l’aria. Se sentiamo queste qualità nelle sedi di Pitta, per esempio, significa che Vata si è mosso fuori della sua sede, si è mosso in Pitta. Questo fa sì che l’aria interferisca con il fuoco, Pitta. Proprio come in natura, l’aria sposta, alimenta o può spegnere il fuoco. Vata cioè danneggia le funzioni di Pitta e crea sintomi e malattie.

Cosa fa il medico dopo aver analizzato il polso?

Dopo aver ascoltato il polso il medico porrà delle domande al paziente per verificare la sua diagnosi e suggerirà i rimedi (dieta, routine, erbe e consigli pratici) per correggere lo squilibrio diagnosticato e per rafforzare la salute.

Quindi l’ayurveda Maharishi mira a riportare in equilibrio Vata, Pitta e Kapha e non a combattere il sintomo?


Esatto. I preparati dell’ayurveda vengono prescritti in funzione degli squilibri presenti nel polso e solo secondariamente in funzione dei sintomi o malattia diagnosticata. La malattia infatti, così come noi la conosciamo, è la risultante di molti anni di squilibrio dei fattori metabolici fondamentali che compongono il corpo umano. Noi sappiamo che la malattia non si sviluppa istantaneamente ma attraverso sei fasi distinte che possono essere misurate e rilevate nel polso. Queste sei fasi sono: accumulo, aggravamento, disseminazione, localizzazione, manifestazione del sintomo e cronicizzazione. Quattro di queste sei fasi, come possiamo osservare, sono completamente asintomatiche e quindi non diagnosticabili con metodi e tecnologie moderne, per quanto sofisticate possano sembrare, ma solo attraverso l’analisi del polso. L’educazione in campo medico ha sempre celebrato che è meglio prevenire che curare. L’Ayuevada Maharishi offre la conoscenza mancante alla medicina moderna. La conoscenza di come rilevare lo squilibrio presente attraverso la semplice lettura del polso.

Tutti possono imparare l’analisi del polso?

Si. La lettura del polso è facile e naturale. Ovvio che ci vuole esperienza e dedizione, ma il principio e la pratica sono semplici. Se ogni mamma potesse apprendere questa tecnologia, potrebbe assicurare salute e mancanza di sofferenza a tutti i componenti della famiglia perché potrebbe rilevare lo squilibrio nei suoi primissimi stadi e quindi curarlo con facilità. Questa è una delle mete dell’ayurveda Maharishi, insegnare ad almeno un componente di ogni famiglia la lettura del polso.

Ha detto che lo squilibrio di Vata, Pitta e Kapha (dosha) viene generato dalla violazione della legge naturale,
può spiegare meglio?

Ogni cosa in natura influenza ogni altra. Non ci dobbiamo quindi meravigliare se l’ayurveda Maharishi, il sistema di medicina più completo e scientifico, ritenga che lo stato della mente, la dieta, la digestione, il comportamento, l’ambiente vicino e lontano, l’aria che respiriamo, la città e la casa in cui viviamo, il pensare collettivo, la routine giornaliera e stagionale, l’educazione, l’esperienza della pura coscienza, etc. etc. abbiano un effetto sui dosha ed in ultima analisi sulla nostra salute. Se consideriamo quindi attentamente tutti questi fattori vediamo chiaramente che la salute perfetta passa necessariamente attraverso la creazione di una società perfetta, il paradiso sulla terra, una vita in perfetta armonia con la legge naturale, la volontà di Dio. Se ci deve essere un paradiso sulla terra, il bene ovunque e il male da nessuna parte, questo dovrà essere per tutti o per nessuno. Anche in questo l’ayurveda Maharishi è completo e perfetto.

 

Per informazioni sulla Medicina Vedica e Ayurveda secondo Maharishi :

Contatta Giacomo Belotti 

 333-2416513

 

Ayurveda Maharishi

 

 A Cura di Giacomo Belotti

 UN SISTEMA COMPLETO PER IL BENESSERE FISICO E MENTALE

 Il sistema di benessere noto in Occidente come Ayurveda Maharishi è la rivisitazione moderna del più antico sistema salutare conosciuto, l’Ayurveda, che ebbe origine in India molte migliaia di anni fa. Quella scienza fu chiamata AYURVEDA. Purtroppo, con il passare dei secoli gran parte della conoscenza rivelata dai saggi andò perduta ed il risultato fu che l’Ayurveda cadde nell’oblio. Per fortuna la fiammella della conoscenza non si è mai spenta del tutto e negli ultimi decenni si è assistito ad una vera e propria rinascita dell’Ayurveda. Buona parte del merito di ciò va attribuita ad un saggio di nome Maharishi Mahesh Yogi, il quale ha compiuto una poderosa opera di rilettura dell’Ayurveda. L’Ayurveda Maharishi

- è orientato verso il benessere;

- è efficace ed i suoi trattamenti sono naturali;

- è a misura d’uomo, non aggressivo e rispettoso nei confronti dell’individuo.

 I PRINCIPI DELL’AYURVEDA MAHARISHI

 L’Ayurveda Maharishi non è semplicemente un sistema di benessere, ma è piuttosto un insieme più vasto di conoscenze che consente ad ogni uomo di vivere felicemente ed a lungo, in pieno accordo con le leggi di natura. Illuminante al riguardo è la definizione di individuo sano proposta da Sushruta, antico autore di un trattato sull’Ayurveda. Sushruta afferma: “L’individuo sano è colui i cui principi metabolici sono in equilibrio, la cui digestione è buona, i cui tessuti funzionano normalmente, le cui funzioni escretorie sono regolari e la cui mente, i cui sensi ed il cui sé sono sempre compiaciuti e pieni di beatitudine”. In questa sentenza viene sottolineata l’importanza del benessere psicologico ed emozionale ai fini del mantenimento del benessere. Maharishi spiega: “Benessere significa sperimentare la piena realizzazione nella vita, uno stato nel quale ogni istante è carico di beatitudine”. Lo stato salutare va inteso in senso positivo come una condizione di equilibrio dinamico e di benessere sempre crescente, e non al negativo come semplice assenza di disordini evidenti. Al contrario qualsiasi condizione di disagio fisico va considerata come una condizione di squilibrio e di disordine nella quale i principi metabolici che governano la fisiologia non operano più in modo coordinato ed in armonia. Gli antichi saggi descrissero tre forze vitali, responsabili delle molteplici attività del corpo e della mente. La prima è VATA e governa le attività del sistema nervoso. La seconda PITTA e governa le funzioni digestive e metaboliche. La terza KAPHA (pron. Kafa) ed è responsabile delle funzioni del sistema immunitario e del mantenimento dell’integrità del corpo. L’equilibrio delle tre forze vitali corrisponde all’equilibrio dell’asse neuroimmunoendocrino e come tale è instabile e suscettibile di essere modificato da ogni influenza esterna. Per questo motivo, per mantenersi in uno stato di benessere è necessario vivere in semplicità ed in accordo con le leggi di natura. Le stesse leggi che operano nell’universo sono attive anche all’interno del corpo umano. Charaka, autore del più antico ed autorevole trattato di Ayurveda, ha scritto

 “Come è il microcosmo, così è il macrocosmo; com’è l’atomo, così è l’universo; com’è la mente umana, così è la mente cosmica; com’è il corpo umano, così è il corpo cosmico”.